Nato da Shaolin per battere Shaolin, il Ving Tsun è uno stile corto, caratteristico del Sud della Cina, è il solo stile creato da una donna. Secondo la versione V.T. fondatrice dello stile fu la monaca Ng Mui, una degli scampati al saccheggio del monastero di Shaolin del Fukien a opera delle truppe Ch’ing circa 400 anni fa. Ng Mui scappò e si rifugiò in un tempio a Tai Leung Shan, dove continuò ad esercitarsi nel suo stile di Kung Fu, Mui fa chuan (pugno del fiore di prugno), (o secondo un’altra versione nello stile duro-morbido Gong Yau di Shaolin), al quale però alla caduta del monastero e temendo che i segreti dello stile Shaolin cadessero nelle mani degli invasori, sentì l’esigenza di apportare alcune modifiche affinché potesse battere lo Shaolin. Durante i suoi viaggi al villaggio locale, Ng Mui fece amicizia con la figlia di un venditore di crema di fagioli, Yim Wing Chun. Un giorno trovò la ragazza in lacrime perché un bandito del paese voleva farne la sua concubina.

Dispiacendosi per la ragazza, Ng Mui le disse di dire al bandito di aspettare per sei mesi, quindi sarebbe andata da lui di sua spontanea volontà. Il malfattore accettò i patti.

In quel periodo Ng Mui insegnò a Yim Wing Chun il suo stile di lotta. Sei mesi dopo il bandito tornò da Yim Wing Chun, che gli disse che, se veramente voleva, doveva battersi con lei e riuscire a sconfiggerla. Pensando ad una facile vittoria, il malfattore accettò ridendo. Dopo pochi secondi di lotta il bandito era già ridotto a mal partito e con naso, braccio e costole rotti fuggì dolorante, per non farsi mai più vedere.

Yim Wing Chun continuò sempre ad allenarsi nella lotta e, quando riuscì ad acquisire una notevole esperienza nel Kung Fu, capì che in questa disciplina era necessario apportare alcune importanti modifiche in determinate parti. Pensava che il “pugno del fiore di prugno” era in parte troppo complesso e si affidava eccessivamente a tecniche potenti e a difficili posizioni del cavallo, che erano sicuramente più adatte a un uomo che a una donna.Alla fine riuscì a sviluppare un sistema di lotta che non era né complicato, né faticoso, pur conservando il massimo dell’efficacia. Lei dedicò il suo nuovo stile alla suora che glielo aveva per prima insegnato, ma gli diede il suo nome (Wing Chun significa “radiosa primavera”; secondo un’altra versione Wing Chun significa “Promessa del futuro” con riferimento alla cacciata dei Manciù, e la ragazza avrebbe ricevuto questo appellativo solo in un secondo tempo).

Insegnò a sua volta lo stile al marito, anch’egli esperto di Kung Fu (secondo la versione romantica della storia, Wing Chun promise la propria mano a chi l’avrebbe battuta ma, innamoratasi del futuro sposo, si lasciò battere apposta. Solo in un secondo tempo, da sposati, gli avrebbe rivelato la verità, battendolo sonoramente). Il marito trasmise poi lo stile attraverso una linea ininterrotta fino a Leung Jun, conosciuto a Fat San, dove viveva come “il re del Kung Fu”. Nel corso degli anni uno dei maestri del Wing Chun conobbe un altro esperto di Kung Fu, cuoco in una compagnia di attori itineranti che si muovevano di villaggio in villaggio lungo i canali (a bordo delle cosiddette “barche rosse”). I due divennero amici e si scambiarono delle tecniche; così il Wing Chun avrebbe acquisito la tecnica del “palo a otto punti e mezzo”, una delle due armi dello stile. Leung Jong insegnò ai suoi due figli, Leung Cheun e Leung Bik, e ad un solo allievo: Chan Wah Soon. Questi era molto forte, e Leung Jong, temendo che superasse i suoi figli, gli impartì un insegnamento parziale. Anni dopo, il miglior allievo di Chan Wah Soon, Yp Man, venne sconfitto agevolmente da un anziano signore che combatteva uno stile sinile al suo: Si trattava di Leung Bik, che in seguito gli insegnò tutto ciò che suo padre aveva taciuto al suo primo maestro.

Yip Man divenne quindi l’ultimo Gran Maestro. Egli visse dapprima nella città di Fat San, sulla terraferma cinese, ma durante l’ascesa al potere dei comunisti scappò dalla città e andò a vivere a Hong Kong dove iniziò ad insegnare il Wing Chun e dove ebbe molti allievi, tra cui Lee Siu Long, divenuto in seguito un attore famoso sotto il nome di Bruce Lee.

Oggi le organizzazioni che diffondono il Wing Chun sono abbastanza estese, ma lo stile classico insegnato da Yp Man ha iniziato a mutare nel momento in cui i suoi ex- studenti lasciarono Hong Kong. Ogni studente insegnò in modo differente rispetto a un altro, interpretando l’arte e adattandola secondo la propria personalità; queste modificazioni nello stile hanno creato profondi contrasti tra gli insegnanti più agguerriti che si contendono la supremazia nello stile e rivaleggiano tra loro per impossessarsi delle cariche più prestigiose.

Il Ving Tsun è un approccio scientifico, non rigido, alla difesa personale.
Diversamente dai metodi di combattimento tradizionali, che si affidano principalmente ad un fisico robusto ed alla forza sia in attacco che in difesa, il Ving Tsun enfatizza il rilassamento, la velocità, la sensibilità e la precisione.
L’Arte si sviluppa in tre forme e nella fasi più evolute della formazione comprende l’uso dell’uomo di legno, bastone, coltelli a farfalla, ‘sparring’ e specifici allenamenti che sviluppano una maggiore sensibilità e velocità di reazione delle braccia e delle mani dello studente, eliminando ogni forma di rigidità e di meccanicità. Lo studio e l’allenamento delle tre forme, hanno significative ripercussioni sull’atteggiamento mentale:

La prima forma ( Siu Nim Toe ) sviluppa le virtù come la pazienza, la perseveranza, la ricettività e la capacità di assumere una propria posizione stabile, senza essere travolti dagli eventi o suggestioni esterne.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La seconda forma ( Chum Kiu ), esalta i movimenti esplosivi ed allena la capacità di sostenere sequenze ottimali di movimento, mantenendo la stabilità ed il contatto con il terreno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La terza forma ( Biu Jee ) insegna a portare al termine il lavoro finora svolto, enfatizzando ogni singolo colpo con l’energia interiore accumulata, utile ora a concretizzare la propria potenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’uomo di legno ( Mok Yan Jong ) è caratteristico del Ving tsun e viene eseguito con 116 movimenti. Solitamente  viene insegnato all’allievo avanzato che abbia raggiunto e completato il livello della terza forma. Serve ad affinare e coordinare le posizioni e i movimenti colpendo l’uomo di legno come se fosse un avversario.

 

Il Bastone ( Lok Dim Boon Kwan ) è una delle armi più micidiali sviluppate dai monaci Shaolin ed anche utilizzata nel Ving Tsun. La sua forma è composta da sei movimenti ( o punti ) e mezzo.

 

La forma dei Coltelli viene tramandata da maestro a maestro, il suo insegnamento è segreto.

Il Chi Sao spiegato da Lee Moy Shan

Il Ving Tsun (conosciuto anche come Wing Chun o Wing Tsun) è un approccio scientifico alla difesa personale, uno studio su come controllare i movimenti di un avversario onde attaccare senza essere colpiti. Eppure, cosa significa “studiare” le complesse interazioni in una situazione di combattimento reale?

il chi sao di lee moy shan

E’ impossibile prevedere in anticipo cosa accadrà in un combattimento.

Tenendo questo ben presente, l’allenamento del Ving Tsun vuole preparare lo studente a rispondere spontaneamente e nel modo più efficace a qualunque situazione di combattimento che possa sorgere.

La pratica del Chi Sao è il metodo del Ving Tsun per sviluppare questa spontaneità vitale nelle mani e nelle braccia dello studente.

Chi Sao significa “mani appiccicose”. Consiste in una serie non programmata di tecniche manuali in costante cambiamento, eseguite a contatto con un compagno. Attraverso questo contatto, lo studente impara a controllare i movimenti dell’avversario mentre scarica colpi dannosi con una velocità da “riflesso”.

Il Chi Sao è una specie di laboratorio dove lo studente fa esperienze per scoprire quali tecniche e quali qualità renderanno le sue mani più efficienti.

Questo articolo introdurrà il lettore ad alcuni aspetti del Chi Sao.

Uno studente non può essere buttato direttamente nel Chi Sao. Deve, innanzitutto, imparare le abilità basilari per poster “giocare”. Tali capacità vengono insegnate, passo per passo.

L’allenamento inizia con la prima forma del Ving Tsun: Sil Nim Tao. Questa consiste in una serie di movimenti delle braccia eseguiti mentre si rimane in piedi nella posizione del cavallo d’allenamento.
Nella forma ritroviamo le posizioni di base delle braccia che si applicheranno poi nel Chi Sao.
Il Sil NIm Tao farà parte dell’allenamento dello studente per tutta la sua “carriera” di Ving Tsun. Va eseguito molto lentamente. Ciò permetterà di rivelare errori nelle posizioni che altrimenti verrebbero nascosti in movimenti più veloci. Così lo studente ha l’opportunità di correggere se stesso.
Alla fine il posizionamento corretto diventa una seconda natura.

Poiché lo studente esegue i movimenti lentamente stando in una posizione per lunghi periodi, il Sil Nim Tao costruisce la forza nelle braccia e nelle gambe. Questa forza è necessaria per accedere al Chi Sao.

Oltre alle sue applicazioni nelle arti marziali, il Sil Nim Tao è ottimo per il condizionamento generale è può essere applicato anche solo per mantenersi in buona salute.

Dopo aver imparato il Sil Nim Tao, lo studente inizia una serie di esercizi a coppia con movimenti già contenuti nella forma. Tra questi esercizi troviamo, in ordine di introduzione:

– Don Chi Sao: mani appiccicose, con un braccio solo.
– Luk Sao: rotazioni delle mani, usando le due braccia simultaneamente.
– Luk Sao Jik Chung: rotazione simultanea delle due braccia (come in Luk Sao), cercando di sentire un apertura, colpendo e difendendosi.

Ora lo studente è pronto per il Chi Sao, dove impara a difendesi mentre si creano aperture nella difesa avversa.

Nel Chi Sao ogni studente fronteggia una continua serie di situazioni diverse ed imprevedibili che risultano dalle posizioni relative dei due praticanti.

Ogni studente si deve confrontare col problema di come colpire l’avversario senza essere colpito a sua volta. Quando lo studente trova il modo di realizzare ciò per una situazione particolare, si dice che ha “risolto” questo problema. A sua volta, questa soluzione crea un nuovo problema che l’avversario deve risolvere.

La continuità del Chi Sao è questo continuo scambio di soluzioni e di creazioni diverse.

Spesso il Chi Sao viene paragonato a un laboratorio. Lo studente deve sperimentare per scoprire quali tecniche risolveranno i problemi. Anzi viene incoraggiato a non trovare una soluzione qualsiasi, ma una soluzione che lo lasci in posizione vantaggiosa per eseguire una tecnica.

Per trovare queste soluzioni lo studente si basa sui movimenti del Sil Nim Tao (studenti più avanzati useranno pure le altre forme del Ving Tsun), sulla propria esperienza, sulle risposte del compagno, e su altri principi espressi nella teoria del VIng Tsun.

Un concetto essenziale del VIng Tsun è quello del “cancello”.

Il cancello viene definito come quella zona attorno al corpo che deve essere difesa in modo da proteggere il corpo stesso. Mantenendo le proprie tecniche entro questa zona lo studente limita le aperture nella propria difesa.

Un altro concetto del Sil Nim Tao è la “linea centrale”.

Si tratta di una linea immaginaria che corre lungo il centro del corpo e si estende direttamente in avanti. La maggior parte dei punti vitali del corpo è situata su questa linea, o comunque vicino ad essa. Lo studente impara a “controllare il centro” nel Chi Sao rendendo la linea centrale avversa vulnerabile, mentre protegge la propria line centrale.

Nel Chi Sao più avanzato la linea centrale diventa un concetto dinamico. Cioè, cambia locazione a seconda della posizioni relative dei praticanti (per esempio se il lato sinistro dell’avversario è esposto, diventa allora la sua linea centrale).

Il Ving Tsun cerca di ridurre il tempo impiegato nell’esecuzione delle tecniche. Perciò, si preferisce utilizzare tecniche lineari, dritte (per quanto possibile), piuttosto che tecniche più circolari. Una linea retta è la distanza più breve tra due punti: più la distanza è breve, più breve è il tempo impiegato.

Se lo studente si difende prima di attaccare, egli impiegherà troppo tempo. Nel Chi Sao ci si difende con un attacco. Ecco il concetto di “Lil sil die dar” (difesa ed attacco simultanei).

Spesso si pratica il Chi Sao ad alta velocità: in questo caso non c’è tempo di pensare tra una tecnica e l’altra. Di conseguenza, lo studente deve imparare a reagire più velocemente di quanto il normale processo di pensiero gli permetta. Il tempo che si utilizza per rispondere al movimento dell’avversario viene ridotto, da: percezione – pensiero – reazione, a percezione – reazione soltanto.

La reazione non dovrebbe essere puro riflesso, come ad esempio succede quando si toglie la mano dal fuoco, ma bisognerebbe adeguarsi correttamente alla minima variazione con una velocità “da riflesso”.

Lo studente impara così ad individuare queste minime variazioni attraverso il costante contatto con il compagno, o rimanendo “incollato” alle sue mani. Così le mani vengono utilizzate come organi sensori. Con le mani costantemente in contatto, lo studente è sempre cosciente della posizione (che cambia continuamente) del compagno. Inoltre, le mani possono anche avvertire certe qualità nelle mani del compagno, come la rigidità o la flessibilità, la forza o lo slancio.

Le mani dello studente imparano così a scoprire le forze e le debolezze del compagno. Come conseguenza di questa maggiore sensibilità delle mani, gli occhi sono liberi di percepire altri fattori rilevanti in questa situazione.

Rimanendo costantemente attaccato all’avversario, lo studente impara anche a manipolare le mani avversarie a proprio vantaggio. Le mani imparano a coordinarsi in modo tale da poter controllare le due mani avverse con una sola mano, lasciando l’altra libera di eseguire un attacco simultaneo.

Nel Chi Sao lo studente ricerca la soluzione con il minor sforzo possibile ad una data situazione. Se un braccio deve faticare per poter penetrare la difesa avversario, allora sarà teso e più lento . Se il braccio deve spingere il braccio avversario per entrare, allora l’energia verrà assorbita e non sarà più disponibile per colpire il bersaglio.

Le mani trovano e creano aperture nella difesa avversa, senza forzare. Le mani diventano come l’acqua, che trova delle fessure nella diga per poi schizzare fuori.

Gli stessi principi vengono applicati in risposta all’attacco di un avversario. Non si va all’attacco frontalmente, al contrario si para con un minimo sforzo unito ad un contrattacco simultaneo. Poiché le tecniche del Ving Tsun non dipendono dalla forza bruta, l’allenamento permette allo studente di difendersi da un avversario più forte.

Anche se nel Chi Sao si dà più importanza alle tecniche di mano, nessuna parte del corpo esiste indipendentemente dal resto. Anche il gioco di gambe va allenato.

Le posizioni usate sono concepite per permettere stabilità, mobilità, e per trasferire la potenza di tutto il corpo alle mani.

Stabilità” significa che lo studente non può essere sbilanciato. La stabilità si mantiene distribuendo il peso corporeo sui piedi ed evitando di inchinarsi in qualsiasi direzione.

La mobilità è necessaria per avvicinarsi ad un avversario mobile e per mantenere la distanza da esso.

Nel Chi Sao lo studente mantiene i piedi distanti tra loro circa quanto la larghezza delle spalle, con le ginocchia leggermente piegate. Se i piedi sono troppo distanti tra loro, o se le gambe sono piegate in una posizione troppo bassa, si perde un po’ di mobilità. Lo studente impara a modificare la posizione del proprio corpo in modo da avere le spalle sempre frontali rispetto all’avversario. Questo viene chiamato “Doi ying” (fronteggiare), e viene preferito alla posizione con una spalla avanzata, nella quale solo la mano avanzata può raggiungere l’avversario senza dover girare il corpo.

Si da maggiore potenza alle mani mantenendo le anche spinte in avanti. Questo rende la zona centrale del corpo più rigida, col risultato che, se la parte inferiore del corpo si muove, si muove anche la parte superiore. Quindi lo studente diventa capace di trasferire la potenza delle gambe e delle anche attraverso il busto fino alle braccia.

I principianti iniziano il Chi Sao con le due braccia a contatto, in modo che nessuno abbia un vantaggio. Gli studenti più avanzati iniziano da una posizione separata, con le braccia in “Bi jong” (in guardia). Con l’accresciuta abilità lo studente praticherà il Chi Sao con gli occhi bendati. Ciò aumenta la sensibilità delle mani e ne accresce l’abilità tecnica.

Infine, le teorie e le tecniche contenute in “Sil Nim Tao”, “Chum Kiu” e “Bil jee” (le tre forme del Ving Tsun), e le 108 tecniche del “Muk yan jong” (l’uomo di legno), vanno incorporate nel Chi Sao. A questo punto si impara il “Chi geak”, il metodo di educazione delle gambe particolare del Ving Tsun.

Dopo aver perfezionato le tecniche di gambe, lo studente è pronto per il passo finale: il combattimento. Gli viene data un istruzione: liberare la mente da ciò che ha imparato e sconfiggere l’avversario. Tutta la conoscenza acquisita apparirà istantaneamente, senza il minimo pensiero.

A quel punto le mani ed i piedi avranno sviluppato una “mente propria”.

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